LinkedIn: autoreferenziale o vanesio?

Quando il marketing si tinge di gossip!

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Come essere autoreferenziale sui social

Si sa, quando si apre un social con l’intento di mostrare il nostro brand o il nostro lavoro, si deve essere autoreferenziali.
Il social autoreferenziale per eccellenza – improntato sul B2B – è sicuramente LinkedIn.
Ma come essere autoreferenziali sui social senza sfociare nel vanesio?
Qual è il limite sottile fra critica costruttiva e acidità distruttiva?

Le regole del buon vicinato nei social

Una delle regole principali per chi si immette in una nicchia di mercato sui social che tutti ignorano è quella di essere un buon vicino.
Non potete pensare di aprire la vostra pagina, postare poco o nulla o a sentimento – non si fa! – mettere qualche hashtag sporadico – per sapere come utilizzare i trend di tendenza e i conseguenti hashtag, leggete questo articolo – e credere che la gente vi noterà.
Non funziona così.
Perché la gente possa iniziare a capire chi siete e che cosa fate dovrete iniziare a farvi notare nel settore.
Dovrete lasciare un segno concreto e dimostrare di sapere di cosa parlate.
Insomma, dovete coltivare relazioni che facciano notare le vostre capacità e perché no, trovare anche delle collaborazioni sane e utili.
E qual è il social network autoreferenziale per l’eccellenza?
LinkedIn!

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Come essere autoreferenziali su LinkedIn?

Per parlare di LinkedIn nella sua interezza servirebbero interi libri e un paragrafo di un articolo non basta, ma quello che voglio affrontare ora è come molti digital marketer si approcciano all’idea di autoreferenzialità.
Tempo fa lessi un post su LinkedIn di una professionista che scherniva con tono acido e saccente i competitor che in vista del periodo storico avevano deciso di proporre offerte a prezzi ribassati.
La professionista dava per scontato che questi freelancer non avessero esperienza né capacità e ironizzava che insieme ai servizi dati avrebbero regalato in omaggio un set di pentole.
Già la cattiveria insita in quelle poche righe di post mi aveva fatta riflettere molto ma ciò che mi aveva lasciato basita erano stati i commenti.
Una valanga di commenti cattivi, denigranti, passivo aggressivi e pieni di ostilità verso chiunque non ragionasse come la suddetta professionista.
Ora, il mercato del digital marketing oscilla come prezzario in base a moltissimi fattori, primo fra tutti la famosissima gavetta.
Nessun neo specialista può pensare di chiedere i prezzi di un veterano, dovrà maturare l’esperienza necessaria a farsi chiamare “Senior” attraverso duro lavoro e sudore.
Ma questo non presuppone in nessun caso che quel professionista non sia competente, forse vuole solo veicolare il suo nome.
Forse la web agency che sta proponendo queste offerte è nuova sul mercato e vuole farsi conoscere.
In ogni caso perché creare una vera e propria shitstorm su LinkedIn?
Che figura ci facciamo?

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LinkedIn: quando l'autoreferenzialità diventa bullismo

Partendo dal presupposto che fare il bullo non ci fa mai apparire migliori, criticare aspramente e con tale cattiveria i propri competitor non ci renderà dei digital marketer migliori.
Anzi, rischierà solo di rovinare la nostra immagine.
Perché?
Come detto, le regole del buon vicinato valgono soprattutto nelle nicchie di mercato sui social ma se volete un approfondimento su come vi potrebbe far apparire screditare i vostri competitor e perché non dovreste farlo, vi invito a leggere l’articolo di una bravissima Web Strategist: Alessia Lobascio di ChiocciaLab!
Confrontandoci sull’argomento abbiamo deciso di collaborare e scrivere entrambe il nostro punto di vista e il suo l’ho trovato davvero interessante, non perdetevelo!

Quindi è meglio non esporsi su LinkedIn?

Esprimere pareri sulla nostra nicchia di mercato è importante ma è altrettanto importante ricordarsi che non siamo onniscienti e non possiamo sapere davvero quanto è abile il nostro competitor o quanta stima ha raccolto su di sé – pensate a che onda anomala di sfiducia otterreste criticando un competitor che credete incompetente ma in realtà è molto rispettato!
Perciò vi ripropongo una bellissima considerazione proposta da Maria Letizia Russo – praticamente la guru di LinkedIn – la quale, durante un’intervista fatta da Marco Salvo ha detto ” Non comprendo quelli che dicono << quella persona lavora solo da tre anni nel mercato, che ne vuole sapere? >> perché non potete sapere che mole di conoscenza, studio, di esperienza ci siano dietro quei tre anni”.
Ecco, proprio per questo evitate di commentare o criticare persone che nemmeno conoscete in base a presupposti fittizi.
Il vostro intento è rendervi autorevoli, non antipatici o snob.
Lavorate su voi stessi al posto di screditare gli altri.

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LinkedIn:quando il marketing si tinge di gossip!

Il mondo del web marketing e del digital marketing può essere davvero un mondo bellissimo, pieno di nozioni, cose da imparare, novità, professionisti che si consigliano e aiutano l’un l’altro ma a volte – come nel caso sopraccitato – diventa un mondo fatto di gente rabbiosa che nel tentativo di apparire più importante scredita chiunque gli passi sotto tiro, soprattutto su LinkedIn.
Per favore, non fatelo.
Non fate diventare il mondo del digital marketing e LinkedIn la versione 2.0 del giornalino Cioé, non facciamoci la guerra e non creiamo gossip come delle scolarette.
E se tu, imprenditore, pensi di avere un carattere troppo burrascoso per LinkedIn, piuttosto che incappare nell’autoreferenzialità vanesia, prediligi uno specialista che si occupi del tuo LinkedIn o un consulente che ti spieghi come gestirlo.
Ne rimarrai piacevolmente stupito, te lo assicuro!

The End

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Valentina L.
Valentina L.
7 giorni fa

Interessante punto di vista, andrò sicuramente a leggere anche l’articolo della tua collega!

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